26 aprile 1992: il Re Michele effettua la prima visita in Romania dopo il 1989

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Miguel I, re Michele I,Michel I, Mihai I
Photo : facebook.com/saladeguerra
Traduzione: Giulia Lovin

Il 26 aprile 1992 segna un evento importante nella storia della Romania, poiché i cuori di migliaia di rumeni vibrano all’unisono, spinti dalla speranza e dalla gioia di rivedere il re Michele I, l’ uomo che aveva conquistato la fiducia e l’amore sincero delle persone.

Dopo un periodo di tradimenti, oppressione e pessimismo, portato dal comunismo, nasceva la possibilità di una salvezza ritrovata nella persona del re, un eroe dei rumeni, che ha sofferto in esilio con loro e ha sentito la nostalgia di casa. Il motivo per il quale  il ritorno del re in Romania è così importante, lo scoprirete nelle prossime righe.

BREVE BIOGRAFIA DELLA VITA DEL RE MICHELE I 

Il re Michele I nasce il 25 ottobre 1925 a Sinaia. Figlio del re Carol II, eredita dalla nascita il titolo di Principe della Romania. La controversa decisione di Carol II di lasciare il suo Paese e stabilirsi con la sua amante, Elena Lupescu, in Francia, portò alla sua esclusione dalla famiglia regale. Questa situazione e la morte di Ferdinando I nel 1927 determinarono l’ascesa al trono del principe Michele.

Tuttavia, il re Michele aveva solo 6 anni quando fu incaricato di questa responsabilità troppo pesante per un bambino così fragile. Di conseguenza, fu costituita una reggenza per sostenere il nuovo re nel processo di governo che aveva come membri suo zio, il principe Nicolae, il patriarca Miron Cristea e il presidente dell’Alta Corte di Cassazione, Gheorghe Buzdugan.

Con il ritorno di Carlo II nel 1930, il re Michele fu detronizzato, tornando ad essere principe e ricevendo in cambio il titolo di voivoda di Alba Iulia. Seguì la dolorosa separazione dalla madre, la regina Elena, a causa dell’esilio. Così, tutta la raffinata educazione ed il programma ben organizzato ideato dalla regina Elena, furono aboliti dai principi e dalle nuove regole stabilite da Carol.

Il re Michele, in seguito, ha confessato nelle interviste di aver sentito “un vuoto enorme” a causa  della perdita di sua madre, una persona di cui si fidava ciecamente, perché le loro discussioni erano sempre sincere. Carol costruì una scuola speciale nel cortile del Palazzo Reale, accogliendo giovani dell’età di suo figlio di diverse classi sociali o di varie etnie. Qui, Michele avrebbe studiato materie simili a quelle insegnate nelle scuole superiori, però spiegate dall’élite didattica. 

Nel 1939 comincia la Seconda Guerra Mondiale e nell’anno successivo il Paese registra significative perdite territoriali. Il nuovo  primo ministro, il generale Ion Antonescu, obbliga Carol ad abdicare e così il trono ritorna a Michele I. Prestò giuramento di fedeltà il 6 settembre 1940, lo stesso giorno fu unto re dal patriarca Nicodim Munteanu e incoronato con la Corona D’Acciaio. Però, il re aveva soltanto alcune attribuzioni nella guida dello stato, come la nomina del primo ministro e la guida dell’ esercito, il ruolo di maggioranza nel governo era svolto da Ion Antonescu. Durante il regime di Antonescu, il potere della regalità  era limitato.

IL CONTESTO DELL’ ESILIO DEL RE MICHELE I

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nonostante gli sforzi sostenuti, la Romania si classificava tra gli sconfitti. In più, la situazione era tesa a causa delle pressioni dell’ URSS e degli interessi delle grandi potenze. Trovandosi nella sfera di influenza dell’ URSS, la Romania non è riuscita a  sfuggire al mostro avido rappresentato dal comunismo, che ha inghiottito in un fiato il Paese, senza lasciare spazio a possibili proteste e cancellando ogni traccia di governo liberale.

Nella prima fase, l’URSS ha inviato delegati per negoziare la situazione in Romania, ma il problema non erano le discussioni, si trattava di imporre misure totalitarie e il regime comunista. Così, dopo discussioni accese con il re della Romania e le strategie maliziose, ricorrendo a minacce come l’occupazione della Romania da parte della Russia, A. I. Vishinski, viceministro degli Affari Esteri dell’ URSS, è riuscito ad ottenere la caduta del governo di Nicolae Radescu e la salita al potere di Petru Groza. Poco a poco, il re Michele I sembra rimanere sempre più solo, senza nessun supporto.

Segnato da decisioni forzate, il re è costantemente alla ricerca di modi per rimuovere il nuovo primo ministro. Trova un’opportunità quando gli alleati non riconoscono il governo di Groza, quindi il re chiede le sue dimissioni. Si ha in questo momento una situazione senza precedenti, poiché il Primo Ministro rifiuta, costringendo il re Michele I a fare uno sciopero reale (il che significava rifiutare di firmare ulteriori documenti presentati dal Governo).

Questa situazione non durò a lungo, poiché gli alleati occidentali non volevano tensioni e riconobbero il governo Groza dopo che il Primo Ministro aveva accettato due nuovi ministri, uno liberale e uno contadino, per risolvere la questione. Un altro evento significativo furono le elezioni fraudolente nel novembre 1946. A quel tempo, i voti a favore dei comunisti furono falsificati e così l’essenza della democrazia perì, svanendo di fronte alle atrocità comuniste.

L’abdicazione e l’esilio del re Michele 

Tutti i segni indicano l’inevitabile esilio della famiglia reale. La Romania rimase l’unico paese dell’Europa orientale ad avere ancora un regime monarchico, anche se occupata dalle forze sovietiche. L’intero piano che avrebbe portato all’abdicazione del re fu orchestrato da Gheorghe Gheorghiu-Dej e Petru Groza, quindi il re fu invitato per un incontro al Palazzo Elisabetta di Bucarest.

Sulla strada Kiseleff, che portava al palazzo, il re notò delle truppe armate che non permisero il passaggio dell’intero convoglio, ma solo dell’auto che trasportava il re e la madre regina. Al Palazzo venne accolto dai due leader politici, e tutto sembrava più un agguato che un incontro politico. Petru Groza e Gh. Gheorghiu-Dej diedero un ultimatum al re dicendogli che se non avesse rispettato la loro decisione, un migliaio di studenti nelle carceri di Bucarest sarebbero stati uccisi.

Inoltre, alcune fonti affermano che il re stesso sia stato minacciato con una revolver. A questo punto Michele I fu costretto a firmare l’atto di abdicazione redatto in anticipo dai due politici. Il 3 gennaio 1948 il re Michele e la regina madre partirono per la Svizzera.

Il ritorno del re Michele 

Sullo sfondo della caduta del comunismo nel 1989, c’è speranza per il ritorno del re. Venuto a conoscenza della situazione di tensione nel Paese, il re incoraggia a distanza i rumeni, rimanendo in queste pagine di storia il suo impulso:

Non provocate, siate pacifici, ma degni. 

Che Dio sia con voi!

 

Espulso dal proprio Paese, il re Michele I sembrava un re triste, un re senza patria, ma non ha mai abbandonato la Romania. In innumerevoli occasioni è stato solidale con i rumeni, cercando in vari modi di aiutarli o almeno di sostenerli. Inoltre, dopo la Rivoluzione del 1989, ha cercato più volte di tornare a casa e di essere vicino ai rumeni in occasioni per loro speciali.

Un esempio è la visita di Pasqua del 1990, quando il re ricevette l’approvazione del governo per entrare nel Paese. Tuttavia, la situazione non era così semplice: la sua visita doveva svolgersi secondo regole rigide, precedentemente stabilite da Ion Iliescu e Sergiu Celac.

Nonostante la garanzia iniziale che i documenti della famiglia reale fossero in regola, una volta arrivati ​​all’aeroporto di Zurigo, furono informati che i loro permessi di soggiorno erano stati ritirati dallo stato rumeno. Umiliato e rattristato, il re tornò a Ginevra.

Nello stesso anno, in occasione delle vacanze invernali, il re decide di intraprendere un nuovo viaggio in Romania. Anche questa volta non ha avuto successo, perché una volta arrivato all’aeroporto di Otopeni, i suoi documenti sono stati trattenuti per la verifica e, dopo aver aspettato che gli venissero restituiti, a casa della portavoce della Casa Reale, Simina Mezincescu, gli è stato detto di essere entrato illegalmente nel Paese.

Nel 1992 il precedente desiderio del re di trascorrere la Pasqua con i rumeni si è avverato. Ad aprile è stato invitato al Monastero di Putna per assistere alla funzione religiosa in occasione delle festività pasquali. Sentimenti di patriottismo e rispetto si intrecciano, rendendo l’atmosfera speciale, unica nella storia del Paese e nelle piccole storie individuali commemorato dai cittadini nei loro ricordi.

Arrivato a Bucarest, rimane stupito dalla vista della città: un’enorme folla di persone sparse ovunque era venuta a vedere il suo re. Portavano con sé i ritratti del re, i fiori, la bandiera del Paese, con le lacrime agli occhi e ampi sorrisi sui volti. Avvicinandosi all’auto che lo stava  portando alla chiesa di San Giorgio per la celebrazione della Resurrezione, la gente lo ha quasi assalito, piangendo di felicità. Più tardi la sera, il re è uscito sul balcone dell’Hotel Continental per tenere un discorso pubblico. Le sue parole, impresse nella memoria dei presenti, sono state:

Anche se sono stato lontano da voi per più di 45 anni, non vi ho mai dimenticato e

 vi amo con tutto il cuore

Il successivo giorno, il 27 aprile, doveva partire e la notizia sconvolse i rumeni.

Già prima dell’esilio si sapeva che il re Michele era amato e questo rappresentava una notevole minaccia per i politici dell’epoca, soprattutto per i comunisti che cambiarono radicalmente il Paese in peggio. Questa paura fu sentita anche dai politici dopo la Rivoluzione, perché fecero di tutto per rimandare il ritorno definitivo del re Michele I nel Paese. Negli anni successivi gli rifiutarono di visitare e partecipare ad un simposio speciale organizzato per celebrare il 50° anniversario delle sue decisioni che cambiarono le sorti della guerra, giustificando la scelta con il fatto che il re non avesse la cittadinanza rumena.

Il re Michele I avrebbe ricevuto la cittadinanza rumena solo nel 1997.

L’ultimo re della Romania fu amato dai rumeni, ma fu tenuto lontano, incapace di godersi il Paese così tanto amato e incapace di svolgere pienamente il suo ruolo di re. Re Michele I è spirato, lasciando agli attuali politici la cura del Paese e l’ordine di guidarlo con dignità, correttezza a favore del popolo.

Qui puoi leggere anche l’articolo originale in rumeno

Fonti: 

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