Faust: la rappresentazione del mito nella contemporaneità

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Traduzione: Diana Caragea 

Il mito faustiano può essere compreso come uno scambio dell’anima, che il celebre dottore dell’opera di Goethe fa con Mefistofele, in vista di una vita terrena piena di ricchezza e perpetua beatitudine. Da piccola ho sentito spesso, sia dai miei genitori, sia dai parenti più prossimi, successivamente dagli amici che nella vita, la cosa più importante, è fare quello che mi piace.

La passione

Sono cresciuta in un ambiente che mi ha permesso di avere uno sviluppo psicologico ed emozionale incentrato sul bisogno individuale di scoprire la propria passione, invocarla senza paura e camminare sulle sue tracce, piena di motivazione e fiducia, e con l’idea che infine tutto sarebbe andato bene.

Cosa fare se il fuoco che sta bruciando dentro di te sembra incompatibile con ciò che la società promuove? Se per poter far fronte alle sfide di tutti i giorni c’è bisogno di vendere l’anima al diavolo, come Goethe stesso ha anticipato secoli prima?

Sono appassionata di letteratura e quindi, per poter guadagnarmi da vivere onestamente, il campo più vicino alla letteratura, in cui potrei lavorare e offrire il mio sapere, che con tanti sforzi e ottimismo ho assunto e assimilato nel corso degli anni, è l’insegnamento, cioè fare la professoressa… sarebbe ideale per me diventare un’insegnante di liceo, per poter entrare realmente in contatto con lo studio della letteratura.

Faust e il suo patto

Come il dottor Faust che prova a condurre una vita preimpostata, si sveglia una sera nel suo studio – pieno di sconforto e circondato dal tormento della sua vita mediocre – sceglie di fare un patto con Mefistofele riguardo l’immortalità, così oggi, la maggior parte di noi si ritrova tra coloro che sono interessati ad un ambito lavorativo che non ha un così grande valore agli occhi della società, e i quali, pertanto, non sono abbastanza pagati per il lavoro svolto.

Siamo stati cresciuti incoraggiati a seguire il nostro sogno, a credere fermamente che possa essere realizzato, ad investire tempo, passione, coraggio, anima… Siamo stati cresciuti per dedicarci ad esso, a tal punto che la maggior parte di noi si rende conto che non può sopravvivere solo inseguendo il proprio sogno, poi si rinuncia, arriva lo sconforto, c’è solo un piccolo passo tra sogno e delusione.

E così la nostra attività principale, il nostro più ardente desiderio diventa un hobby – nonostante la sua denominazione – lettura, canto, pittura, ballo, ecc. – un passatempo che viene poi si perde nella memoria come una vecchia illusione. 

FAUST. Allora, chi sei tu?

MEFISTOFELE. Sono dalla parte di quel potere che farebbe sempre il male e che fa anche il bene . . . Mi dedico completamente a te. / Avrai la mia compagnia, / E se sei soddisfatto, / Sarò il tuo servo, sempre al tuo fianco.

FAUST. Vedo che ora appartengo alla tua specie.

(Goethe, pp. 42, 50)

A caccia di denaro

Vale la pena scegliere di seguire i canoni imposti dalla società, vendere l’anima alla contemporaneità e vivere una vita in cui non hai frustrazioni finanziarie soltanto se svolgi certe professioni? O vale la pena continuare a vivere un’esistenza più che normativa, al limite della disperazione, ma carico dell’ amore offerto dalla passione?

E questa è la situazione in cui oggi si ritrova la maggior parte di noi.

Dato che ho menzionato la mia passione, vorrei collegarla ad una problematica molto attuale a cui tantissimi giovani devono far fronte all’inizio della loro carriera. Goethe ha raccontato più di una semplice storia di un uomo sull’orlo della noia esistenziale che desidera riequilibrare il suo spirito; Faust desidera il potere della conoscenza, oltre i limiti della credenza imposta. 

Il famoso autore ha raccontato una storia che è presente anche ai nostri tempi tramite la sua nota leggenda faustiana.

Il Dottor Faust è un uomo consapevole dell’incompatibilità tra lui e la società, e trova come soluzione, per resistere ad essa e per potersi integrare, la magia nera – la vendita dell’anima. 

Quanto sarebbe facile se anche per noi esistesse un Mefistofele  – che ci mettesse un velo sugli occhi e ci attirasse nella faida dei desideri mondani, che ci consolasse e ci offrisse l’illusione che noi apparteniamo ad essi – che è stato così fin dai primi tempi – e così sarà anche d’ora in poi. Visto che questo fatto si mostra utopico, rimane solo a noi la scelta di essere felici con noi stessi – o rendere felice il mondo, in vista di una vita migliore. 

Ecco la messa in scena della famosa opera dove si può osservare il carattere ingannevole del personaggio appartenente all’universo faustiano.

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Puoi leggere quest’articolo anche in rumeno

Fonte:

Goethe, Johann Wolfgang von, and David Luke. Faust. Oxford: Oxford University Press, 2008. Print.

storicang.it

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