17 giugno 1462 – l’attacco di Vlad Tepes e la celebre sconfitta dei turchi

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Vlad Tepes
Foto: commons.wikimedia.org

Nelle pagine d’oro della storia che registrano il periodo medievale della Romania, c’è un evento notevole: l’attacco notturno a Targoviste, guidato dal temuto Vlad Tepes. Nella continua ed estenuante lotta contro gli ottomani, divenuta quasi una fatica di Sisifo, i voivodi rumeni hanno applicato diverse strategie per assicurarsi la vittoria.

Vi invito ad unirvi a me per cercare di capire la modalità operativa del sovrano Vlad Tepes e di entrare nella mente astuta che si cela dietro le azioni risultate decisive contro gli ottomani.

⚔️Vlad Tepes⚔️

Vlad Tepes è stato il sovrano della Valacchia e un potente avversario degli ottomani, con un carattere forte e una dignità tali che non gli hanno permesso di sottomettersi ai desideri dei turchi che avrebbero portato il Paese alla miseria. Per questo motivo, durante il suo regno, Vlad Tepes è riuscito ad ottenere l’indipendenza temporanea della Valacchia. La prima decisione presa per liberare il Paese dal dominio ottomano è stata il rifiuto di pagare il tributo nel 1459.

Una crociata contro i turchi viene pianificata, avviata e guidata dal papa e da Mattia Corvino, all’epoca re d’Ungheria. Anche Vlad Tepes aderisce a questo piano, stringendo un’alleanza con Mattia Corvino intorno al 1460. Gli ottomani tentano, senza successo, di fermare questa alleanza e catturare Vlad Tepes. Il sovrano organizza un’inaspettata campagna militare a sud del Danubio tra il 1461 e il 1462. I turchi vengono uccisi dai coraggiosi valacchi e fedeli al sovrano rumeno.

L’attacco notturno di Vlad Tepes

 Profondamente ferito dalla sfida del sovrano, Maometto II progetta una vendetta. Un esercito di circa 120.000 uomini, più navi da guerra, si dirige verso il Danubio, con l’obiettivo di conquistare la fortezza di Chilia e occupare la Valacchia. Nonostante gli sforzi di Vlad Tepes, gli eserciti turchi riescono ad avanzare verso Targoviste.

Le prime misure adottate dal voivoda sono state l’applicazione della tattica della “terra bruciata”: avvelenamento delle fontane e dei pozzi, attacco delle truppe nemiche in cerca di rifornimenti, incendio dei raccolti, distruzione dei possibili luoghi di rifugio e delle risorse che i turchi avrebbero potuto usare.

La posizione degli ottomani diventava sempre più difficile man mano che le loro risorse diminuivano ed i soldati venivano privati ​​di cibo e di riposo. La strategia di Tepes stava dando i suoi frutti: costringeva i nemici a funzionare come automi, senza riuscire a soddisfare i loro bisogni fisiologici. Tuttavia, i nemici non si arresero e continuarono coraggiosamente la loro missione.

Vedendo ciò, l’ingegnoso Vlad Tepes pensa ad un’offensiva per sterminare i turchi. L’esercito rumeno si traveste da quello ottomano, indossando i loro vestiti e rivolgendo le armi contro di loro. Armati di giavellotti e lance turchi, torce che presagivano l’avvenire, i rumeni si avviarono verso il campo nemico, con l’obiettivo di uccidere il sultano.

Le guardie furono uccise prima che riuscissero a dare l’allarme, decine di tende vennero bruciate da fiamme rabbiose, il campo ottomano fu avvolto dal fumo e risuonavano le grida opprimenti dei soldati tormentati e uccisi.

I turchi, sconcertati, non ebbero il tempo di elaborare ciò che stava loro accadendo e si attaccarono alla cieca, uccidendosi a vicenda nel terribile trambusto creato. Si dice che il sovrano stesso abbia attaccato la tenda del sultano, ma questi era in un’altra tenda, in consultazione con i suoi generali, e riuscì a sfuggire all’ira di Tepes.

Le truppe ottomane si riorganizzarono a stento. Alcune delle truppe rumene furono incaricate di sorvegliare il confine con la Moldova, poiché Stefano il Grande osservava le tensioni in Valacchia e bramava la fortezza di Chilia. Il Sultano si stava muovendo verso questo importantissimo obiettivo strategico e lungo la strada fu sorpreso e spaventato dalla foresta di persone impalate dal temuto sovrano valacco. Maometto decise di sostenere Radu per il trono della Valacchia.

A poco a poco, Vlad perde i suoi sostenitori a favore di Radu e le sue truppe sono troppo deboli per resistere agli attacchi degli avversari. Vlad è costretto a rifugiarsi nella Fortezza di Poenari, evento che segna la fine del suo secondo regno.

⚔️Fama di Vlad Tepes⚔️

Vlad Tepes è conosciuto, anche dagli stranieri, con il nome di “Dracula”. Questo nome potrebbe derivare dal nome di suo padre. Vlad Dracul, il padre del voivoda, apparteneva all’Ordine del Drago, una società militare-religiosa che aveva lo scopo di difendere il cristianesimo e di iniziare le crociate antiottomane. Da qui, deriva il nome “Dracul”, variante del nome latino “draco”. Tuttavia, si può affermare che tale appellativo assume anche altri valori a causa della crudeltà di Vlad Tepes nell’applicazione delle punizioni.

Il soprannome “Tepes” (l’Impalatore) ha le sue origini nelle leggi quasi draconiane che il sovrano ha imposto per prevenire i furti e l’illegalità e nel modo di esecuzione dei prigionieri catturati in guerra. Sorprendeva con la moltitudine di esecuzioni e con la loro esposizione per attirare l’attenzione dei malintenzionati sulla fine che sarebbe toccata loro se avessero sfidato il potere del voivoda.

La seguente storia illustra fedelmente come operava Tepes:

⚔️La Giustizia di Tepes⚔️

“Tepes è un nome o un soprannome terribile, perché deriva dalla parola teapa (impalare). Per capire perché fu chiamato così, vi dico che, dopo il regno del buono e saggio Mircea il Vecchio, seguirono governanti, più deboli o malevoli. I turchi stavano attaccando il confine sempre più forte. C’era molto disordine nel Paese. Erano comparsi molti bugiardi, ladri, traditori, assassini e altri criminali. Era difficile conviverci, perché questi ladri e assassini facevano solo imbrogli, guai e male, e il Paese stava cadendo a pezzi.

Non appena è diventato sovrano, Vlad ha preso una terribile decisione: punire qualsiasi furto, qualsiasi irregolarità o sbaglio con l’impalamento. Scopre che uno è pigro?Lo impala. Prende un ladro? Sul palo. C’era un traditore? Veniva messo al palo. Che dire degli assassini? Esalavano l’ultimo respiro impalati. Anche molti tatari e turchi, catturati in battaglia, sono finiti impalati.

La notizia delle condanne di Vlad si era diffusa in tutto il mondo. E da qui l’appellativo Tepes (l’Impalatore).

Avete avuto paura, miei cari, di sentire parlare di un sovrano così duro? No? Certo che no: perché Vlad era duro, molto duro, ma giusto. Odiava i furfanti e amava i buoni e gli onesti, gli zelanti e i grandi lavoratori. Si schierava dalla parte di coloro che difendevano dignitosamente il proprio Paese. Durante il suo dominio, l’onestà e il buon ordine regnavano nel Paese a tal punto che un sacco di soldi dimenticato sul ciglio della strada sarebbe rimasto lì. 

Ma si dice che una volta un mercante venne da Vlad e piagnucolando disse:

–        Vostra Maestà, i ladri hanno rubato la mia borsa con i soldi!

–         Ci sono ancora ladri? chiese il sovrano con rabbia.

–        Sembra di sì, vostra altezza.

–        E quanti soldi avevi in ​​quella borsa? chiese Vlad.

–        Cento monete d’oro, confessò il mercante. Proprio cento!

–        Mi dispiace, mercante, che i ladri siano apparsi nel mio Paese. Ti ordino di andare alla locanda e aspettare tre giorni. Poi vieni da me. Chè nel frattempo, le mie guardie avranno catturato sicuramente il ladro. Se non lo avranno preso, ti restituirò le monete d’oro dalla cassa del Paese.

Il mercante se ne va, fregandosi felicemente le mani al pensiero di riavere il denaro.

Ma l’aspetto del mercante non piace al sovrano: le sue parole e il suo comportamento puzzano un po’ di bugia. Per questo pensa di metterlo alla prova.

Il terzo giorno, quando venne a chiedere del denaro rubato, Vlad prese una borsa dal forziere e gliela mostrò:

–        – È questa?

–        – Oh… sì, vostra altezza! gli occhi del mercante brillavano come quelli di una volpe che insegue un pollo.

–        – Conta, vedi se ci sono tutte le monete, gli ordinò Vlad, fissandolo.

Il mercante si affrettò a contare. Quando ebbe finito, il sovrano gli chiese:

–        Ci sono tutte?

–        Tutte, vostra altezza!

–        Non ne manca nessuna?

–        No, vostra altezza!

–        Contale ancora una volta.

–        No, altezza, le ho contate bene. 

–     Non sono di più?

–        No, altezza, sono cento!

–        Sì? Allora dammi la borsa così posso contarle anch’io.

–        Non c’è bisogno, vostra altezza… sono cento!

Ma Vlad non rinunciò, sapeva cosa stava facendo :

–        Ti ordino di darmi la borsa per contare le monete.

Il mercante era nei guai. Arrossì e poi impallidì per lo spavento. Vlad prese la sua borsa e contò le monete davanti a lui, facendo dieci pile da dieci. Una sola moneta rimase.

–        Cos’è questa? chiese Vlad con durezza.

–        Non lo so… io…

–        Avevi un centinaio di monete nella tua borsa, giusto?

–        Sì, cento…

–        E quando le hai contate, ne hai trovate cento, giusto?

–        Sì, cento…

–        E vedi che ce n’è un’ altra?

–        Sto vedendo…

–        Perché hai mentito? Perché hai cercato di derubarmi?… Sei sia un ladro che un bugiardo. Ho scoperto che nessuna borsa ti è stata rubata perché non sei un mercante e non hai mai avuto cento monete. Sei un ladro che ha osato depredare proprio il voivoda.

Il presunto commerciante si zittì. Sapeva cosa gli sarebbe toccato…”

L’articolo su Vlad Tepes si può leggere ora anche in rumeno!

Fonti:

 

Vlad Tepes,Vlad Tepes

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